lunedì 2 marzo 2015

La mia parte

"Non ci facevo niente a casa  mia. 
Avevo finito di studiare e non trovavo nessun lavoro.
Passavo le giornate, cercando qualcosa da fare, pregando di non ridurmi ad aspettare la sera come i miei coetanei.

Iniziai a sognare, molti, prima di me, lo avevano fatto. Avevano rischiato, ci avevano provato e molti ci erano riusciti, a coltivare le proprie ambizioni. Io non ne avevo poi tante, volevo solo trovare un lavoro per il quale avevo studiato, volevo potermi comprare una casa, sposarmi con lei, che ancora non sapeva del mio amore, volevo tornare a casa dalla mia famiglia, dicendo che ce l'avevo fatta perchè ero in gamba.
Decisi di partire, avevo un contatto in Italia. Nella mia inesperienza, non sapevo che un contatto non è un affetto. Che un parente non è obbligato a volerti bene. Me ne andai appena ebbi un lavoro. Era un lavoro ad un fast food, per poche ore, non potevo pagarmi un affitto. Ma era estate e nel parco vicino al lavoro , trovai una panchina in cui passare la notte. Le notti. Ero troppo orgoglioso per tornare indietro. Mai la mia famiglia avrebbe saputo che non ce l'avevo fatta. Mai.
Avevo paura a dormire così, infatti stavo sempre all'erta. Non vi racconterò di quel periodo, lo voglio dimenticare. Anzi, un angelo me lo ha fatto scordare. 
Una sera sento un tocco alla spalla, apro gli occhi e lo vedo. Era il tizio che sedeva sempre all'angolo del fast food dove lavoravo. Lo salutavo, perchè lo vedevo ogni giorno. Dopo che avevo finito alla cassa, passavo per i tavoli e davo una pulita, mi davano qualche soldo in più, che mi faceva sperare di trovare presto almeno una camera in affitto. Mi sembrava una persona buona e molto triste. Qualche volta mi aveva chiesto della mia vita ed io avevo risposto con vaghezza. Non avevo capito che lui mi osservava e sapeva dove dormivo. Si offrì di ospitarmi. Io ero confuso. Avevo un po' di paura: chi mai può aiutarti senza chiederti nulla in cambio?! Nessuno, nella mia esperienza. Ma poi pensai al freddo che avrei patito in inverno e pensai alla mia famiglia e anche a lei che non osavo chiamare fino a che non avrei avuto buone notizie e lo guardai negli occhi. Erano gli occhi di un padre. Mi fidai.
La convivenza fu facile. Non mi fece pagare nulla, neanche la spesa. Avevo la mia camera e per ringraziarlo mi rendevo disponibile come aiuto in casa e in cucina. Nel frattempo lui mi fece avere dei colloqui per lavorare come aiuto cuoco: il mio lavoro!
Fu un periodo in cui davvero pensai che Dio esiste e che si manifesta. 
Ripresi i contatti con lei, che avevo sempre amato, una ragazza meravigliosa e buona che non riuscivo a levarmi dal cuore. 
Condivisi con il mio "padre adottivo" il suo dolore, la sua famiglia distrutta, il suo figlio perduto. 
Lui fu per me la salvezza, io lo fui per lui.
Ora sto bene, sono distrutto la sera, lavoro molto, ma quando torno a casa lei è lì ad aspettarmi e mi fa ridere, perchè è allegra. Mi dà sicurezza perchè è matura.  Mi rende felice, perchè mi ama. Siamo qui, marito e moglie, amici e fratelli, il tutto l'uno per l'altra. 
Sono giovane, ma mi sento grande, ho realizzato il mio sogno e ora sogno sempre di più .
Sono stato fortunato, lo so e ora vivo ogni giorno, cercando di dimostrare a me stesso che il bene che ho ricevuto me lo sono  meritato. Ce la farò, perchè lo desidero tanto, perchè  sento tanta gratitudine, perchè so che il destino mi aiuterà. "

Questa è una storia vera.
L'ho dovuta romanzare un po', per rendere i sentimenti più intensi, ma i fatti sono veri, sono recenti.
La dedico

  • a chi, come me, ogni volta che vede un "barbone" su una panchina ha sempre il "dubbio" che dietro quella fastidiosa povertà ci sia anche un Uomo.
  • A chi, come me, ogni volta che si sente solo, pensa che quella sarà per sempre la sua condizione.
  • A chi, come me, ha figli per cui non riesce a intravedere un futuro sereno.
  • A chi, NON come me, pensa che lo straniero sia sempre e solo un delinquente.
  • A tutti gli angeli, che ancora ci sono, che sono in carne ed ossa e che vivono con noi, senza farci pesare la loro presenza, ma intervenendo solo quando è davvero necessario.

16 commenti:

  1. Ninin, grazie! Avevo letto l'altro giorno la prima parte della storia e attendevo il seguito.
    Mi ritrovo nelle tue considerazioni finali, la penso come te.
    Un abbraccio.

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    1. Grazie anche a te per la condivisione. :)

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  2. aspettavo la continuazione di quella storia, una storia vera...e mi è parso che forse tu l'abbia vissuta in prima persona
    le tue parole non l'hanno abbellita, ma resa ancor più vera
    l'ultima parte, dove ci sono le tue considerazioni la condivido appieno
    ma dimmi...ora quel uomo è Felice?
    e quel padre adottivo è felice?
    Io auguro a questi due uomini di trovare la felicità. e di continuare a essere così vivi
    un bacio VAleria

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    1. È una storia che mi è stata raccontata dalla giovane moglie. Lei è suo marito sono felici e il padre "adottivo" è molto legato a loro e affranto per suo figlio disperato che muore. Purtroppo.

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    2. vedere un figlio che magari ha preso una brutta strada e che sta per morire è dolorosissimo, pregherò perchè questo padre possa riavicinarsi a quel figlio
      un bacio valeria

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  3. Molto bella, ma soprattutto bello che ci siano persone così al mondo… ogni tanto…

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    1. Ci sono, ci sono. Solo che di solito fanno il bene in silenzio. Come il bosco che cresce e non fa rumore. :)

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  4. Ho collaborato per diversi anni ad un progetto che si occupa di stranieri.
    Ho avuto l'onore e il privilegio di conoscerne tanti e le loro storie di vita che si portano nel cuore.
    Quella che tu ci hai raccontanto è lo splendido esempio di quello che si può guadagnare accogliendoli.
    Grazie per avercela dedicata.
    Impe

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    1. È troppo bella per non condividerla. :*

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  5. Che meravigliosa storia. Ti riconcilia col mondo, ti fa pensare che magari qualche lieto fine ci scappa ancora, di tanto in tanto.

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  6. Io oggi ho incontrato un angelo, appena mi riprendo lo racconterò.

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