venerdì 4 novembre 2016

Io ci sono stata


Io ci sono stata.
Due volte.
La prima con la famiglia al completo, 3 anni fa.
La seconda in trio, senza il primogenito, quasi 3 mesi fa.
Ci siamo stati perchè ci piace l'arte, il medioevo, la spiritualità e l'amicizia.
La seconda visita è stata fatta soprattutto per amicizia.

I nostri amici sono andati in pensione da qualche anno, sono di qui, di Milano, della provincia nord. Sono entrambi amanti dell'arte e "artisti-artigiani". Sono persone fuori dai clichè, libere e buone. Sono marito e moglie che hanno lasciato la casa all'unico figlio e hanno deciso di iniziare una nuova vita in un luogo che hanno amato prima di conoscerlo profondamente. Un colpo di fulmine! Strano per un luogo, no?! Eppure credo che sia possibile, credo che sia vero che ci sono dei luoghi che ci entrano dentro e ci fanno sentire bene senza un motivo apparente, senza una ragione vera. Se ne sono andati, forti del loro sentimento, hanno ricominciato la vita, costruito una casa, adottato un cane, partecipato alla vita religiosa della loro nuova città. Non sono tutte rose e fiori però, chi viene da una grande città come Milano, fatica un po' a "restringere" il pensiero e adattarlo ad un paese che ha conservato le proprie mura (che spesso sono anche culturali e non solo fisiche). Eppure si sono adattati e ci hanno mostrato orgogliosi la loro casa, accogliente e calda, ci hanno raccontato la loro vita quotidiana, fatta di passeggiate e condivisione di arte e fede.
Loro ci hanno portato a fare un'esperienza che non dimenticherò, vi assicuro che non si può dimenticare un vespro cantato in gregoriano dai monaci benedettini, un'unica voce, un unico suono, l'eco dei bassi delle voci maschili, il raccoglimento che solo in una cripta si vive, lo stupore attento dei miei figli, incantati dal momento sacro che vivevano, senza che nessuno avesse detto loro che sacro era, perchè la sacralità si respira, si sente.
Loro ci hanno portato su e giù per le montagne con il loro furgone da 9 posti, con il cane, buonissimo, ci hanno mostrato la bellezza che li aveva conquistati, la natura immensa e indomata, i paesi costruiti sulle cime delle colline, la piana delle lenticchie, che per arrivarci devi salire dalla montagne e, quando finalmente sei di là, vedi i tappeti verdi delle montagne e il cielo che ti riempiono gli occhi e i polmoni, e ti sembra impossibile che sia tutto così grande, e cerchi di immaginare la primavera, quando i fiori riempiono la piana con colori forti e vivi.
Loro ci hanno mostrato la grotta dove il santo eremita passava la sua vita terrena, devi arrampicarti un po', devi faticare un po' per arrivare, che eremita sarebbe stato se fosse stato semplice raggiungerlo! E di sotto, la chiesa a lui dedicata in un cortile delizioso con fiori rossi. Loro ci hanno indicato dove dormire, all'ostello, che appena ristrutturato è venuto giù, dalle suore, sulle mura, mura grosse, crollate anche loro. Loro sono ancora là.
E' un continuo tremore dicono, i bambini sono stati portati tutti via, verso la costa, dove possono andare a scuola sereni, dove possono dormire, dove possono dimenticare un pochino la loro casa che ballava, sopra di loro. Quelli che hanno gli animali, il lavoro, come possono andare via?! Devono rimanere, per dare un senso alla propria vita, quella vita che in pochi minuti gli è caduta addosso, la loro casa, la loro stalla, il capannone, il bed &breakfast, anni di lavoro, di sacrifici, di progetti, caduto addosso tutto...e come fai a piantar lì e mollare la tua vita, devi rimanere, ricostruire, tranquillizzare gli animali e ripartire con la produzione e piegarsi, ma non spezzarsi, perchè il terremoto forma crepe, sbatte tutto in terra, distrugge e dispera, ma l'anima e lo spirito sono liberi e si sollevano e non si rompono. Le chiese sono venute giù, brutto segno dicono in tanti, io no, la fede non è nelle pietre: che cadano e si ricostruiscano! Questa è la fede. Cos'è la conoscenza di sè, il senso ultimo della vita, se non quello di cadere e poi rialzarsi, morire e risorgere, meglio di prima, meglio di sempre.
Quei posti non saranno più come prima,  ma so che sono gli uomini e le donne che ci vivono a dare un senso a un luogo e so ci sarà ancora un senso.
Io ci sono stata, ci starò.
Loro ci sono.


10 commenti:

  1. una cosa del genere l'ho vissuta a Chartres. Un luogo dove respiri il sacro a pieni polmoni, dentro e fuori la cattedrale. Anche e forse soprattutto per una come me che vive la spiritualità in modo assai poco ortodosso. Ma li, c'è davvero qualcosa. Qualcosa che ti fa formicolare i piedi e le gambe quando cammini tra quelle mura secolari.
    Un abbraccio.

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    1. Ci sono luoghi sacri, luoghi in cui la fede di chi ci vive e di chi ci ha vissuto si percepisce, anche se si è un turista spensierato. Non saprei come descriverla, è più una sensazione, che non ha nulla di razionale e quindi può non essere vera o...esserlo proprio per questo. :*

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  2. Ninin, non dirlo a me...io sono legata all'Umbria dal filo dell'amore familiare, a Spoleto viveva il mio adorato zio venuto a mancare due anni fa (di cui ho scritto anche sul mio blog), ci vivono tutt'oggi mia zia e i miei due cugini con le loro famiglie.
    E ho girato con loro in tanti miei viaggi lì tutta la regione...e Norcia, Assisi, Cascia, erano tra le mete preferite.
    Non posso non sentirmi coinvolta anche se questo terremoto non mi ha toccato personalmente... :(
    Comunque che meravigliosa esperienza hai vissuto con i tuoi figli e tuo marito! Portala sempre nel cuore...

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    1. Non ho scritto tutto, anche Cascia mi ha lasciato lo stupore nel cuore e ogni luogo visto, quelle terre sono terre piene di storia, di vita e d'arte sono indimenticabili. :))))

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  3. Vedrai che anche qui la primavera tornerà a sfiorire!

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    1. Lo so e sarà bellissima, come lo è sempre. Un abbraccio.

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  4. Ninin, e questi tuoi amici ora dove stanno? hanno perso la casa? sono tra gli sfollati?

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    1. La loro casa era nuova, costruita secondo criteri antisismici, sono caduti solo i comignoli e loro hanno continuato a dormirci. Sono provati dal punto di vista psicologico, perché la terra continua a tremare.
      Tu come stai?

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    2. Giò è in lista d'attesa per l'operazione che avverrà entro Natale...ho pianto tanto ma, ora mi sento più forte, lo devo fare per Giò e i miei figli...non possono vedermi debole vero? Questa cosa ha unito la mia famiglia ancor di più...siamo forti noi... noi mamme e mogli poi abbiamo una forza che non pensavamo di avere... mi capisci vero?
      PREGA PER NOI... e una mia preghiera va a questi tuoi amici...e a tutti i terremotati...
      un bacio mamma Ninin Valeria

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    3. Preghiera assicurata, Vale! La tua famiglia è forte e vi auguro tanto di passare un Natale tutti insieme! Un abbraccio e un bacio

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